31 maggio 2008

q&a.

con la pelle che brucia e i muscoli già addormentati, penso che questo posto lo conosco a memoria. dalla puzza di pesce appena scesa dal treno in poi non esistono misteri: so come si comporteranno i genitori, i fratelli, le amiche, i concittadini, il cane. so tutto, e non perchè sia particolarmente arguta.

dovrei essere prepararata alle gioie e ai dolori di questo eterno ritorno dell'uguale, mi dico.

eppure da ieri sera non riesco a fare a meno che ripetermi una domanda, che scrivo qui nella speranza che un giorno possa tornare a leggerla con una risposta in tasca (o che qualcuno voglia condividere la sua risposta con me): l'unica via che ho per stare bene è non aspettarmi niente, dalle persone e dalle situazioni? troppe volte sento dire che non avere aspettative e ricevere una bella sorpresa è meglio della delusione che quasi sempre segue come conseguenza al caso contrario. io ci ho provato, mi sono obbligata più volte ad adottare questa tecnica di sospensione del giudizio nella speranza di togliermi di dosso questa costante patina di delusione verso ciò che mi circonda; non resisto più di cinque minuti, naturalmente. mi piace avercela col mondo di default, o semplicemente credo che per apprezzare veramente qualcosa sia necessario che questo si confronti con le mie aspettative, persino nell'eventualità di una assai probabile delusione?
io voglio essere messa nella posizione di stupire o deludere (e in questo caso, se credo ne valga la pena, di migliorarmi) le persone che ho vicino. voglio arrogarmi il diritto di aspettarmi qualcosa da loro, senza sentirmi la solita esigente rigida rompipalle.

(...)

credo di essermi risposta da sola.

1 commento:

Alice ha detto...

Vorrei molto dire che questo post è senza un senso, che non è così. Ma, invece, hai dannatamente ragione.
Ho imparato a mie spese che non bisogna, o meglio, non ci si può, mai aspettare molto dagli altri. Per fortuna esistono le eccezioni, ma sono così poche...