
quando condivisione è solo un'etichetta più accettabile per definire la (a volte buffa, a volte solo patetica)
ricerca di attenzione da parte di un ego insicuro e traballante,
la scelta più sensata è quella di sospendere le comunicazioni.
amo troppo le parole, per sprecarle così.
17 marzo 2008
so crack my skull, rearrange me.
scritto da alessandra alle 13:07 1 commenti
12 marzo 2008
ieri ho provato a cercare serenità in un'altra serenità, non l'ho rubata di soppiatto ma ho chiesto il permesso immergermi nel suo mare fresco come quello di lefkada a giugno. ho fatto tuffi e immersioni, ho persino fatto il morto qualche minuto, e lei in silenzio mi ha lasciata fare. come dal mare di lefkada a giugno ne sono uscita resuscitata, anche solo per un po'.
instead of seeking new landscapes, develop new eyes: è quello che farò. è quello che sto provando a fare.
scritto da alessandra alle 07:49 1 commenti
11 marzo 2008
here comes another one.
faster than the one we saw before
nel mio personale sistema filosofico i minuscoli momenti che costellano ogni giornata sono, beh, sono più o meno tutto. raccolgo nella tasca interna della borsa i sorrisi delle vecchiette sull'autobus, i colori delle penne disposte ordinatamente in cartoleria, il profumo del bucato quando mi riesce bene. non è niente di nuovo per te, lo so, tutti ci aggrappiamo disperatamente ai piaceri infinitesimali che ci vengono concessi. per tre giorni non ho fatto altro che raccogliere frammenti in giro, ho raccolto:
il primo bacio alla stazione
il primo sguardo che ci scambiamo la mattina
il primo morso di carrot cake
il camminare senza meta
il sapore del risotto col pesce persico
una t-shirt che tardava ad arrivare
tutti gli scherzi
la leggerezza profonda con cui i tunng mi hanno presa per mano
eccetera eccetera (lo tengo per me)
la mia borsa era piena da scoppiare: ero pronta per tornare qui, lo ero davvero.
poi le piccole cose si sono rivoltate contro di me. sapessi quanto poco c'è voluto, sapessi quanto minuscoli erano questi frammenti che mi si sono conficcati nella testa impedendomi di pensare e sentire.
è così; le piccole cose ti salvano, le piccole cose ti distruggono. non farci troppo affidamento, se sei una persona un po' instabile un po' lunatica un po' facile al crollo.
poco fa al supermercato, tra il banco dei surgelati e quello dei detersivi, ho decretato che fosse giunto il momento di riprendere a respirare dopo una manciata di ore di apnea e completa confusione. ho riacquisito sufficente consapevolezza per capire che stavo lasciando che qualcos'altro decidesse per me, che qualcun'altro avesse talmente potere da condizionare il mio sonno e il mio risveglio. ora sono qui, con tante cose da fare e un cielo odiosamente indeciso fuori dalla finestra. mi ruota attorno un malessere senza nome, e le piccole cose da cui mi sento perseguitata sono solo un modo per definirlo e così accettarlo. non sono niente, sono tutto.
questo è uno di quei giorni in cui mi sento talmente vulnerabile che penso che l'unico modo che ho per non pensare è buttarmi dentro alla lavatrice.
scritto da alessandra alle 10:13 1 commenti
2 marzo 2008
I stopped tryin' to write the things I don't like, and I started goin' back to where I'd been before.
due film sono stati il prologo e l'epilogo dei miei dieci giorni ad ancona: dopo il trenta e lode a linguistica, sull'eurostar delle 15.40, c'è stato atonement. stamattina, dopo la bufera, ho acceso juno per spegnere i pensieri. in mezzo c'è un gran caos, il caos che io in persona rappresento nella totale mancanza di decisione, di forza, di coraggio. il caos di legami slacciati, di equilibri precari, di evitabilissime cadute. il caos che segue la perdita delle certezze.
ho perso alcune certezze, questi dieci giorni, e come diretta conseguenza ne ho acquisita una: ancona si è definitivamente spogliata del significato che aveva fino a un'imprecisata quantità di tempo fa. la mia città natale ha assunto una connotazione nuova, incerta in tutto tranne nel suo essere diversa rispetto a prima; dovrei linkarti un post sul mio vecchio blog per farti capire cos'era per me quella piccola e umida cittadina sul mar adriatico, per farti capire cosa non è più.
"c'è un luogo da cui tornare è questo l'Arrivo, casa mia. per quanto ardentemente io desideri lasciarla poi una forza mi ci riaccompagna, ed è bello avere un porto sicuro dove so di poter ritrovare il calore perso per strada."
faccio coi posti ciò che faccio con le canzoni i colori e col mio corpo, ciò che non ho mai fatto con gli oggetti: li riempio di significati, di ricordi, di associazioni. è per questo che dopo la bufera emotiva, dopo il viaggio in treno con juno, ho avvertito il bisogno febbrile di raggiungere un luogo in particolare.
ho abitato in via andrea doria per due anni fino allo scorso settembre e, a parte un paio sere insieme ad amici, non ero più tornata in quella zona di roma così lontana - in tutti i sensi - da dove vivo ora.via andrea doria, e tutte le strade che vi si snodano attorno fino al tevere, sono ora per me dei luoghi tutt'altro che fisici che ho cercato di ripercorrere con una logica tutta mia. ho preso il 23 fino a via leone IV, poi ho girato a sinistra e ho iniziato a camminare tra i banchi del mercato. sai che i lavori per il nuovo mercato coperto sono andati avanti in modo spaventoso? siamo stati fortunati a essere stati lì con quell'umanità brulicante sotto casa ogni mattina, con i venditori che ti strillano in romanaccio il prezzo delle zucchine ma non ti risparmiano mai mai mai il sorriso, con le casse di verdura intorno a cui fare lo slalom. ho passato il banco dove io e cate compravamo sempre i pomodori, io verdi e lei ipermaturi, poi quello della signora fulvia (che ormai dopo la convalescenza sarà di nuovo a dispensare mele e chicchiere) che occupava stabilmente la prima posizione nella categoria "frutta estiva". il forno della pizza bianca, il cinema dall'altra parte della strada: quando mi ricapita di poter decidere con un anticipo di cinque minuti quale film vedere sul grande schermo? dopo un paio di passi ho raggiunto l'arco e il numero 64, ma mi sono fermata solo qualche minuto, il tempo di guardare i bambini giocare a pallone insieme ai papà nel cortile di via pomponazzi (niente da fare, il grassottello dispotico non manca mai).la birreria sempre aperta, te la ricordi? è ancora là, dove l'abbiamo lasciata.
millenium era pieno di persone, la prima domenica di primavera romana richiede necessariamente un gelato. la notte in cui l'italia ha vinto la coppa del mondo io e arianna eravamo lì a festeggiare con la nostra coppa personale. quante cene a base di gelato da due euro e mezzo davanti a un telefilm random insieme a cate e davanti a un film un po' meno random con simone?
via candia ha un sacco di nuovi negozi, volevo entrare nell'oviesse in cui io e ari passavamo ore a provarci i vestiti più brutti che trovavamo ma la stanno ristrutturando. ovviamente mentre camminavo ho visto passare ben due autobus 492, quando mi serviva potevo aspettarlo anche un'ora seduta sul marciapiede senza vederlo comparire. l'internet point di viale giulio cesare dove abbiamo deciso di andare in irlanda, la feltrinelli dove pochi minuti dopo abbiamo comprato la lonely planet.
via ottaviano, piazza risorgimento, via crescenzio. piazza cavour: il cinema e la gradinata, "qualcuno sa perchè".
con gli occhi bassi sono risalita sull'autobus che, risalendo il tevere verso sud, mi ha riaccompagnato nel presente. la densità emotiva dei luoghi che abitiamo aumenta e diminuisce di giorno in giorno senza che ce ne rendiamo conto: lo capisco mentre mi allontano da ancona con la smania di tornare nell'unico posto dove sto provando a costruire qualcosa, senza chiedermi quando tornerò. lo capisco mentre mi allontano da prati con la voglia di tornarci con te, magari un sera di maggio per mangiarci una grattachecca.
dopo un giorno sono qui, tra l'odore dei broccoli di teodora e lo scroscio della doccia di marianna, senza aspettare niente. in questo appartamento piccolo e rumoroso non cerco un posto dove tornare, mi basta un posto dove stare.
scritto da alessandra alle 19:42 3 commenti
27 febbraio 2008
whoo-ee!
io non so cosa salva te, in giorni come questi.
io ho questo.
scritto da alessandra alle 15:57 3 commenti
please don't take a picture.
mentre enumeri nella tua testa i motivi per cui stamattina non c'è un cazzo da sorridere, fai due rapidi conti
fai rapidi due conti grazie a cui ti accorgi che giovedì prossimo non ci sarà nessuno a vedere i tunng con te
ti accorgi che non ci sarà nessuno a vedere i tunng con te, poi pensi che non sarà un problema andare da sola
pensi che non sarà un problema andare da sola, confermando a te stessa che la solitudine è comunque l'unico vestito che ti calza a pennello
è l'unico vestito che ti calza a pennello, anche perchè ultimamente i pantaloni che portavi con disinvoltura qualche mese fa ora sono impensabili
i pantaloni sono impensabili, ma questo fatto e le sue conseguenze sembrano interessare davvero solo te
questo sembra interessare davvero solo te, mentre le persone che conosci sono prese da mondi che non ti contemplano nemmeno lontanamente
le persone che conosci sono prese da mondi che non ti contemplano, tu lo sai che ciò è giusto nonchè auspicabile nonchè naturale
è giusto nonchè auspicabile nonchè naturale, per questo tiri su la zip del tuo migliore silenzio lasciando che il mondo viva tranquillo e ignaro di ciò che si muove dentro di te.
(abbiamo ripreso l'infinita saga dei post emo-vittimisti, ottimo.)
scritto da alessandra alle 10:08 0 commenti
25 febbraio 2008
volevi prendere cinque trenta in un mese? che brava, ce l'hai fatta
cinque trenta panciuti e fieri, non sanno di essere inutili. non sanno di appartenere a una che non sa cosa farci, coi trenta per cui tutti si complimentano.
ma domani i trenta assumeranno un nuovo senso
domani inizierò a scrivere la tesina
domani deciderò chi voglio essere
domani sarò decisa dinamica interessante
domani sarò bellissima e assolutamente menefreghista
domani uscirò dal guscio
domani troverò qualcuno che parli la mia lingua e lo inviterò a prendere un tè con molto limone, insieme prenderemo in giro la gente alla tv, e balleremo con gli occhi chiusi scordandoci che non siamo niente se non quei domani e quei trenta che investiamo di ogni nostra speranza.
domani.
( tu sei oggi, anche quando parti e scompari dietro la nebbia anconetana. oggi. )
scritto da alessandra alle 10:55 2 commenti
16 febbraio 2008
my earthly pleasures n° 4.
correre sul lungotevere, mentre l'ipod sputa fuori keep the car running. più forte che può.
perchè se la musica non c'entra con né le mode o antimodechediventanopiùfortidellemodestesse,
se la musica non ha a che fare con nient'altro che con il sentire con lo stomaco con noi,
allora capisco perchè, dopo quasi un anno dalla sua uscita, solo ora riesco ad ascoltare e a godere di neon bible.
(ovviamente non è che corro, il mio è più un passo saltellato misto a camminata sghemba. è che studiando nove ore al giorno avverto un bisogno abbastanza impellente di scaricarmi e di ossigenarmi, quindi chissenefrega. erano belli i tempi del liceo: corse, cyclette, nuoto e infinite ore di danza. ah!)
scritto da alessandra alle 13:59 1 commenti
13 febbraio 2008
to the middle of nowhere, and on your way home.
ho pensato a come risolvere questo problema. ho pensato a come porre rimedio all'incapacità di parlare di me stessa in questi giorni.
non ho tempo. non ho voglia. e non c'è nulla di nuovo all'orizzonte, perchè fondamentalmente sto aspettando.
dopo un novembre e un dicembre intensi di spostamenti, conoscenze, concerti, mi sono sbattuti contro un gennaio e un febbraio (siamo a metà, ma già lo so) di attesa.
l'attesa è frustrante, dolorosa, spesso inutile. chevvelodigaffà.
altre volte, invece, è soprendentemente piacevole. non so chi diceva che attendere la felicità, così come ricordarla, è meglio della felicità in sè; io sottoscrivo. raramente mi accorgo di essere felice, sono le scie che i momenti inconsapevolmente felici mi lasciano dentro il vero tesoro. in mesi come questi bastardissimi gennaio e febbraio ti basta passare la serata guardando video su video e facendo smorfie inguardabili per stare bene; la cosa più importante e totale che ti lasciano attimi del genere è la consapevolezza di aver vicino qualcuno disposto a tenerti la mano mentre aspetti, ad aspettare con te nuovi attimi di libertà e possibilità. io non ho libertà e possibilità ora, tu sì, tu potresti fare ciò che vuoi. scegli di guardare video e fare smorfie con me: io non sapevo esistesse una cosa del genere, io non sapevo che sarebbe successa anche a me.
il tempo che avevo a dispozione è finito, e questo post era stato iniziato per parlare di alligator.
vabè. dico solo che alligator è il mio gennaio e il mio febbraio, la parte migliore. quella in cui mentre attendo mi sciolgo nella musica.
scritto da alessandra alle 11:59 0 commenti
